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Da questa parte del mare

DI GIANMARIA TESTA, REGIA GIORGIO GALLIONE, CON GIUSEPPE CEDERNA

“Bisogna avere occhi, cervello e coraggio da spendere”

Produzioni Fuorivia e Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale
In collaborazione con Teatro dell’Archivolto

elementi scenografici: Lorenza Gioberti
luci di Andrea Violato

Un ringraziamento a Alessandra Ballerini e Marco Revelli per il loro contributo nella stesura del testo

“Da Questa Parte del Mare” è il libro della vita di Gianmaria Testa, è arrivato in libreria, purtroppo postumo, il 19 aprile, per Giulio Einaudi Editori con prefazione di Erri De Luca.
E’ il racconto dei pensieri, delle storie, delle situazioni che hanno contribuito a dar vita ad ognuna delle canzoni dell’album omonimo, ed è un po’, anche, inevitabilmente, il racconto di Gianmaria stesso e delle sue radici. E’ il racconto dei grandi movimenti di popolo di questi anni, ma è anche il racconto delle radici e della loro importanza. Radici che non sono catene, ma sguardi lunghi.
E’ il libro con cui Gianmaria si è congedato in pace, dopo una vita onesta e dritta. È un patrimonio di riflessioni umanissime, senza presunzioni di assolutezza. Un distillato di parole preziose che riesce a restituirci ancora e per sempre la voce di Gianmaria. E’ uno sguardo lucido, durato più di 20 anni, sull’oggi.
Una lingua poetica, affilata, tagliente, insieme burbera ed emozionata. Bellissima.
Adesso questo libro diventa uno spettacolo teatrale vero e proprio e a portarlo in scena è Giuseppe Cederna che più volte ha condiviso il palcoscenico con Gianmaria e che con lui condivide ancora, soprattutto, una commossa visione del mondo. Giorgio Gallione, altro amico di Gianmaria, cura la regia, provando a tradurre in linguaggio, immagini e forma teatrali, parole pensate per la pagina scritta, ma dense di sonorità e musica.

“Da questa parte del mare” è un viaggio struggente, per storie e canzoni, sulle migrazioni umane, ma anche sulle radici e sul senso dell’ “umano”. Un piccolo e intensissimo libro più potente di mille chiacchiere.
E così lo spettacolo, mescolando le parole di Testa a quelle di Marco Revelli e di Alessandra Ballerini, affronta il tema delle migrazioni moderne senza retorica e col solo sguardo sensato: raccontando storie di uomini e donne. Cederna sarà al contempo la voce di Testa, a orante con lacerti accennati di canzone, ma anche quella scheggiata
di coloro che non hanno voce, in un continuo campo e controcampo che ha quale elemento costante un mare che salva e insieme danna.

“Ciao socio, compare, fratello che non mi è capitato in famiglia e che ho cercato intorno, grazie di accomunarmi al libro della tua vita, che non è un’autobiografia ma una multibiografia di persone e di luoghi, dove sei anche tu….” Erri De Luca

LA STAMPA

La casa brucia sull’altro lato del Mediterraneo
Dicono gli antropologi che la retorica delle «radici», sempre usata come arma contundente ideologica nei confronti di chi non condivide i nostri stessi tratti storici è solo un altro degli imbrogli che giustificano le sopraffazioni. L’umanità ha i piedi per muoversi e spostarsi, non filamenti infissi nel terreno. Il resto è veleno identitario. Nessuno lascerebbe la propria casa, a meno che non sia la tua stessa casa a gridarti che devi fuggire perché arriveranno quelli con le lame e il fuoco a bruciare tutto. Ogni altro posto può essere più sicuro. Questo è il senso dell’emigrazione e delle onde umane che cercano di passare il Mediterraneo. Perché la loro casa brucia. Questo in estrema sintesi potrebbe essere il senso di uno spettacolo lirico e ruvido come Da questa parte del mare […]
[…] Il titolo è quello del libro (e di un disco a monte del tutto) che Gianmaria Testa ha lasciato come estremo dono prima di andarsene, un anno fa, un libro che incrociava storie personali e storie di chi è dovuto emigrare per forza. Storie aspre e bellissime […]
In scena sassi, un simbolico contorno di terra che abbraccia uno specchio d’acqua simulacro di «mare nostrum». Cederna è e non è al contempo la voce di Testa, affiorante con lacerti accennati di canzone: è la voce scheggiata di quelli che non hanno voce […] della sindaca di Lampedusa e di Agnese di Palermo, la «grande madre mediterranea» È LA VOCE che accoglie tutti […] GIÀ, UNA CASA: forse è questo il cuore di Da questa parte del mare , uno spettacolo che dovrebbe girare anche nelle scuole […].

Guido Festinese
Il manifesto – 6 maggio 2017

La collaborazione tra Giuseppe Cederna sul palco e Giorgio Gallione alla regia non poteva che garantire uno spettacolo di grande efficacia e profondità.[…]
[…] All’attore romano va riconosciuto il merito di avere offerto una recitazione impeccabile in grado di catalizzare l’attenzione del pubblico e a gestire come un regista in scena una narrazione che alterna voci e personalità distinte in un continuo campo e controcampo che ha quale elemento costante un mare che salva e insieme danna. Il successo è stato pieno come comprovano gli scroscianti applausi di un uditorio realmente emozionato che, oltre a Giuseppe Cederna e a Giorgio Gallione, ha esteso grande calore all’affettuoso ricordo di Gianmaria Testa.

Gabriele Benelli
www.sipario.it – 29 aprile 2017

[…] Una matassa scura e fitta avvolge l’intero palcoscenico all’alzarsi delle luci. Nero e grigio scuro o grigio petrolio, a tratti blu, sono decisamente i colori dominanti di questa produzione. Attraverso un’esile tenda, Giuseppe Cederna si insinua in questo garbuglio, proiezione che in qualche modo suggerisce e si fa icona dei tanti fili narrativi che man mano si svolgono tra parole e piccole azioni. Cavalcando una sedia, sedendovisi di lato, mettendo i piedi in una pozzanghera-mare al cui centro un sasso-scoglio indica Lampedusa, l’attore ci accompagna dentro un preciso sguardo, rivolto a decifrare la tensione che tante vite umane genera, a guardare in faccia il senso del migrare contrapposto a quell’esperienza altra che viviamo da viaggiatori al che il mare nostrum lo percorrono in direzione opposta […]
[…] Gallione taglia e ricuce il materiale del libro per una tessitura affacciata soprattutto sul mare, per far emergere quest’altro protagonista, il Mediterraneo. Mescolando i fatti della contemporaneità, […] cantato e recitato si amalgamano e si intersecano, perché le canzoni proseguono il racconto o lo precisano. Sono veraci interventi che sanno di sale, di vento, di strade, di sole cocente, restituiscono visione e materia alle figure evocate dalle parole. […]
[…]Un episodio scivola nell’altro in una colatura di vicende umane che si assomigliano e si associano a dipingere un grande quadro fatto di molte tinte diverse, ma tutte sporcate da quel liquame misto a petrolio, nero o bluastro, in cui tanti migranti muoiono avvelenati prima ancora di arrivare a destino.
Un poetico languore triste attraversa questo spettacolo che, come un cantico dedicato a creature perdute, celebra un cantore e il suo pensiero, abbracciando passato e presente di una vasta umanità, attraversata ora per caso ora con intenzione, mai con indifferenza.

Laura Santini
www.mentelocale.it– 28 aprile 2017